Video della presentazione fatta dallo stesso Card. Martini al suo libro su Paolo VI.
martedì 14 ottobre 2008
sabato 4 ottobre 2008
Libri: Paolo VI uomo spirituale di Carlo Maria Martini
Milano, 2 ott. (Apcom) - Martini legge Montini. È un cardinale sofferente nella voce, patito nel viso ma ancora intenso nell'animo quello che questa sera ha partecipato alla presentazione del libro "Paolo VI uomo spirituale", una raccolta di discorsi e scritti del cardinale Carlo Maria Martini sul pensiero e l'opera di Giovanni Battista Montini. Torna a parlare alla sua Milano dove per 22 anni ha esercitato la sua funzione di vescovo il cardinale Martini ed è per questo che il primo pensiero e il primo ringraziamento durante il suo intervento è rivolto alla platea. "Vorrei ringraziare tutti voi per questa testimonianza di fede. Con tanti vostri gesti di bontà e di amore mi avete costruito come persona per cui vi devo moltissimo", ha detto dopo aver apprezzato "l'audacia e la temerarietà di chi mi ha chiamato a parlare di persona". "Non so se riuscirò a dire bene e a stare in piedi fino alla fine - si è premurato di dire - è un atto di temerarietà mettermi di colpo in una fornace di emozioni. Ogni persona che vedo da qui mi riempie il cuore di sentimenti".
Nel ricordare la figura di Paolo VI, il cardinale Martini ripercorre con la memoria i momenti trascorsi con lui, le esperienze vissute al suo fianco. Lo descrive come un uomo "molto timido e quindi schivo, non un uomo per le masse, ma uomo del dialogo personale. Ha voluto essere l'uomo dell'ascolto del singolo. Era poi dotato di un riserbo e di profondo rispetto per il lavoro dei competenti. Ma soprattutto Montini fu per me come un padre. Ricordo la sua delicatezza, la sua prudenza quella volta in cui si rivolse a me, da rettore dell'Istituto biblico, per una proposta e gli fece notare che se la si fosse affidata solo ad un istituto sarebbe stata snobbata. Per questo creò un istituto ecclesiastico apposta". Riesce anche ad ironizzare su Papa Montini e sul volume in gran parte di suoi scritti. "Sono stupito delle cose che ho detto su Montini - ha ironizzato - questo libro contiene molte cose, ma molte altre se ne potrebbero aggiungere".
La fatica che aveva contraddistinto le parole iniziale del cardinale Martini svanisce man mano che il discorso incalza e lascia il posto alle riflessioni più intime. Fino a toccare un tema delicato e complesso come quello della morte. Quella morte a cui è dedicato il testo che il cardinale ha scelto per la lettura finale (fatta dall'attore Ugo Pagliai): "Pensiero alla morte" scritto da Paolo VI. "Ritengo che questo pensiero alla morte sia stato scritto da Papa Montini quando la morte era incombente, ma non imminente - ha detto il cardinale - io invece la sento imminente, e sono più o meno nell'ultima sala d'aspetto e so che se dovessi scriverne lo scriverei così. In questa esperienza definitiva mi ha aiutato Paolo VI con questo testo, ma mi è di grande aiuto anche l'ultima fase della sua vita, quando gli ho impartito gli esercizi spirituali e quando l'ho visto praticamente cedere al morbo che lo opprimeva". "Chiedo per sua intercessione - ha concluso Martini - di poter godere di questo suo sguardo di verità".
Le parole del cardinale hanno toccato le corde più intime dell'anima della platea che alla fine del suo intervento gli ha dedicato un lungo e sentito applauso di ringraziamento. Molti i rappresentanti della Diocesi Ambrosiana e i rappresentanti delle istituzioni locali presenti in sala. C'era anche il presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo, il professor Giovanni Bazoli, anche lui bresciano come Papa Montini. "E' un ritorno commovente quello di Martini questa sera - ha commentato Bazoli al termine dell'evento - dopo le sue parole di fronte alle brutture e alle bruttezze del mondo mi viene da dire che mancano luci come questa. In una serata così anche le catastrofi economiche diventano secondariee si è indotti ad andare oltre".
venerdì 3 ottobre 2008
"Pensiero alla morte" del card. Martini
La notizia prende spunto dalla presentazione di un testo del cardinal Martini su Paolo VI, realizzata ieri sera nell'auditorium San Fedele dei gesuiti di Milano.
Leggi e guarda le foto.
sabato 16 agosto 2008
I primi 80 anni del cardinale Carlo Maria Martini
luglio 2007 - All'arcivescovo emerito di Milano cardinale Carlo Maria Martini è dedicato un omaggio televisivo, con molte immagini inedite.
Video prodotto da TELENOVA - La Chiesa nella Città, rubrica condotta da Annamaria Braccini.
sabato 2 agosto 2008
Attitudini ed esercizi per insegnare la fede in questo mondo
Non essere sorpreso dalla diversità. Non avere paura di ciò che è diverso o nuovo, ma consideralo come un dono di Dio. Prova ad essere capace di ascoltare cose molto diverse da quelle che normalmente pensi, ma senza giudicare immediatamente chi parla. Cerca di capire che cosa ti viene detto e gli argomenti fondamentali presentati. I giovani sono molto sensibili ad un atteggiamento di ascolto senza giudizi. Questa attitudine dà loro il coraggio di parlare di ciò che realmente sentono e di iniziare a distinguere che cosa è veramente vero da ciò che lo è soltanto in apparenza. Come dice San Paolo: «Esamina tutto con discernimento; conserva ciò che è vero; astieniti da ogni specie di male» (1 Ts 5:21-22).
Corri dei rischi. La fede è il grande rischio della vita. «Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà» (Mt. 16,25). Tutto deve essere dato via per Cristo e il suo Vangelo.
Sii amico dei poveri. Metti i poveri al centro della tua vita perché essi sono gli amici di Gesù che ha fatto di se stesso uno di loro.
Alimentati con il Vangelo. Come Gesù ci dice nel suo discorso sul pane della vita: «Perché il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo» (Gv. 6,33).
PREGHIERA, UMILTÀ E SILENZIO
Per aiutare a sviluppare queste attitudini, propongo quattro esercizi:
1. Lectio divina. È una raccomandazione di Giovanni Paolo II: «In particolare è necessario che l'ascolto della Parola diventi un incontro vitale, nell'antica e sempre valida tradizione della lectio divina che fa cogliere nel testo biblico la parola viva che interpella, orienta, plasma l'esistenza» ( Novo Millennio Ineunte, N. 39). «La Parola di Dio nutre la vita, la preghiera e il viaggio quotidiano, è il principio di unità della comunità in una unità di pensiero, l'ispirazione per il rinnovamento continuo e per la creatività apostolica» ( Ripartendo da Cristo, N. 24).
2. Autocontrollo. Dobbiamo imparare di nuovo che sapere opporsi alle proprie voglie è qualcosa di più gioioso delle concessioni continue che appaiono desiderabili ma che finiscono per generare noia e sazietà.
3. Silenzio. Dobbiamo allontanarci dalla insana schiavitù del rumore e delle chiacchiere senza fine, e trovare ogni giorno almeno mezz'ora di silenzio e mezza giornata ogni settimana per pensare a noi stessi, per riflettere e pregare.
Questo potrebbe sembrare difficile, ma quando si riesce a dare un esempio di pace interiore e tranquillità che nasce da tale esercizio, anche i giovani prendono coraggio e trovano in ciò una fonte di vita e di gioia mai provata prima.
4. Umiltà. Non credere che spetti a noi risolvere i grandi problemi dei nostri tempi. Lascia spazio allo Spirito Santo che lavora meglio di noi e più profondamente. Non cercare di soffocare lo Spirito negli altri, è lo Spirito che soffia. Piuttosto, sii pronto a cogliere le sue manifestazioni più sottili. Per questo hai bisogno di silenzio.
Fonte: Articolo pubblicato su Avvenire il 27 luglio 2008
venerdì 1 agosto 2008
Il cristianesimo nel mondo postmoderno
Una mentalità postmoderna potrebbe essere definita in termini di opposizioni: un'atmosfera e un movimento di pensiero che si oppone al mondo così come lo abbiamo finora conosciuto. È una mentalità che si distacca spontaneamente dalla metafisica, dall'aristotelismo, dalla tradizione agostiniana e da Roma, considerata come la sede della Chiesa, e da molte altre cose.
Il pensare postmoderno è lontano dal precedente mondo cristiano platonico in cui erano dati per scontati la supremazia della verità e dei valori sui sentimenti, dell'intelligenza sulla volontà, dello spirito sulla carne, dell'unità sul pluralismo, dell'ascetismo sulla vitalità, dell'eternità sulla temporalità. Nel nostro mondo di oggi vi è infatti una istintiva preferenza per i sentimenti sulla volontà, per le impressioni sull'intelligenza, per una logica arbitraria e la ricerca del piacere su una moralità ascetica e coercitiva. Questo è un mondo in cui sono prioritari la sensibilità, l'emozione e l'attimo presente. L'esistenza umana diventa quindi un luogo in cui vi è libertà senza freni, in cui una persona esercita, o crede di poter esercitare, il suo personale arbitrio e la propria creatività.
Questo tempo è anche di reazione contro una mentalità eccessivamente razionale. La letteratura, l'arte, la musica e le nuove scienze umane (in particolare la psicoanalisi) rivelano come molte persone non credono più di vivere in un mondo guidato da leggi razionali, dove la civiltà occidentale è un modello da imitare nel mondo. Viene invece accettato che tutte le civiltà siano uguali, mentre prima si insisteva sulla cosiddetta tradizione classica. Oggi un po' tutto viene posto sullo stesso piano, perché non esistono più criteri con cui verificare che cosa sia una civiltà vera e autentica.
Vi è opposizione alla razionalità vista anche come fonte di violenza perché le persone ritengono che la razionalità può essere imposta in quanto vera.
Si preferisce ogni forma di dialogo e di scambio per il desiderio di essere sempre aperti agli altri e a ciò che è diverso, si è dubbiosi anche verso se stessi e non ci si fida di chi vuole affermare la propria identità con la forza. Questo è il motivo per cui il cristianesimo non viene accolto facilmente quando si presenta come la 'vera' religione. Ricordo un giovane che recentemente mi diceva: «Soprattutto, non mi dica che il cristianesimo è verità. Questo mi dà fastidio, mi blocca. È diverso che dire che il cristianesimo è bello...». La bellezza è preferibile alla verità.
In questo clima, la tecnologia non è più considerata uno strumento al servizio dell'umanità, ma un ambiente in cui si danno le nuove regole per interpretare il mondo: non esiste più l'essenza delle cose, ma solo l'utilizzo di esse per un certo fine determinato dalla volontà e dal desiderio di ciascuno.
In questo clima, è conseguente il rifiuto del senso del peccato e della redenzione. Si dice: «Tutti sono uguali, ma ogni persona è unica».
Esiste il diritto assoluto di essere unici e di affermare se stessi. Ogni regola morale è obsoleta. Non esiste più il peccato, né il perdono, né la redenzione e tanto meno il «rinnegare se stessi». La vita non può più essere vista come un sacrificio o una sofferenza.
Un'ultima caratteristica della postmodernità è il rifiuto di accettare qualunque cosa che sa di centralismo o di volontà di dirigere le cose dall'alto.
In questo modo di pensare vi è un «complesso anti-romano». Siamo ormai oltre il contesto in cui l'universale, ciò che era scritto, generale e senza tempo, contava di più; in cui ciò che era durevole e immutabile veniva preferito rispetto a ciò che era particolare, locale e datato. Oggi la preferenza è invece per una conoscenza più locale, pluralista, adattabile a circostanze e a tempi diversi.
Non voglio ora esprimere giudizi. Sarebbe necessario molto discernimento per distinguere il vero dal falso, che cosa viene detto con approssimazione da ciò che viene detto con precisione, che cosa è semplicemente una tendenza o una moda da ciò che è una dichiarazione importante e significativa. Ciò che mi preme sottolineare è che questa mentalità è ormai dappertutto, soprattutto presso i giovani, e bisogna tenerne conto.
Ma voglio aggiungere una cosa. Forse questa situazione è migliore di quella che esisteva prima. Perché il cristianesimo ha la possibilità di mostrare meglio il suo carattere di sfida, di oggettività, di realismo, di esercizio della vera libertà, di religione legata alla vita del corpo e non solo della mente. In un mondo come quello in cui viviamo oggi, il mistero di un Dio non disponibile e sempre sorprendente acquista maggiore bellezza; la fede compresa come un rischio diventa più attraente. Il cristianesimo appare più bello, più vicino alla gente, più vero.
Il mistero della Trinità appare come fonte di significato per la vita e un aiuto per comprendere il mistero dell'esistenza umana.
Fonte: articolo di Avvenire del 27 luglio 2008
giovedì 31 luglio 2008
La chiesa cattolica oggi: percezioni del card. Martini
Sarebbe facile redigere una raccolta di lamentele piena di cose che non vanno molto bene nella nostra Chiesa, ma questo significherebbe adottare una visione superficiale e deprimente, e non guardare con gli occhi della fede, che sono gli occhi dell'amore. Naturalmente non dobbiamo chiudere gli occhi sui problemi, dobbiamo tuttavia cercare anzitutto di comprendere il quadro generale nel quale essi si situano.
UN PERIODO STRAORDINARIO NELLA STORIA DELLA CHIESA Se dunque considero la situazione presente della Chiesa con gli occhi della fede, io vedo soprattutto due cose.
Primo, non vi è mai stato nella storia della Chiesa un periodo così felice come il nostro. La nostra Chiesa conosce la sua più grande diffusione geografica e culturale e si trova sostanzialmente unita nella fede, con l'eccezione dei tradizionalisti di Lefebvre.
Secondo, nella storia della teologia non vi è mai stato un periodo più ricco di quest'ultimo.
Persino nel IV secolo, il periodo dei grandi Padri della Cappadocia della Chiesa orientale e dei grandi Padri della Chiesa occidentale, come San Girolamo, Sant'Ambrogio e Sant'Agostino, non vi era un'altrettanto grande fioritura teologica.
È sufficiente ricordare i nomi di Henri de Lubac e Jean Daniélou, di Yves Congar, Hugo e Karl Rahner, di Hans Urs von Balthasar e del suo maestro Erich Przywara, di Oscar Cullmann, Martin Dibelius, Rudolf Bultmann, Karl Barth e dei grandi teologi americani come Reinhold Niebuhr - per non parlare dei teologi della liberazione (qualunque sia il giudizio che possiamo dare di loro, ora che ad essi viene prestata una nuova attenzione dalla Congregazione della Dottrina della fede) e molti altri ancora viventi. Ricordiamo anche i grandi teologi della Chiesa orientale dei quali conosciamo così poco, come Pavel Florenskij e Sergei Bulgakov.
Le opinioni su questi teologi possono essere molto diverse e variegate, ma essi certamente rappresentano un incredibile gruppo, come non è mai esistito nella Chiesa nei tempi passati.
Tutto ciò è avvenuto in un mondo carico di problemi e di sfide, come la ingiusta distribuzione delle ricchezze e delle risorse, la povertà e la fame, i problemi della violenza diffusa e del mantenimento della pace. È poi particolarmente vivo il problema della difficoltà di comprendere con chiarezza i limiti della legge civile in rapporto alla legge morale. Questi sono problemi molto reali, soprattutto in alcuni Paesi, e sono spesso oggetto di differenti letture che generano una dialettica anche molto accesa.
A volte sembra possibile immaginare che non tutti stiamo vivendo nello stesso periodo storico. Alcuni è come se stessero ancora vivendo nel tempo del Concilio di Trento, altri in quello del Concilio Vaticano Primo. Alcuni hanno bene assimilato il Concilio Vaticano Secondo, altri molto meno; altri ancora sono decisamente proiettati nel terzo millennio. Non siamo tutti veri contemporanei, e questo ha sempre rappresentato un grande fardello per la Chiesa e richiede moltissima pazienza e discernimento.
Fonte: Articolo pubblicato su Avvenire il 27 luglio 2008