martedì 13 aprile 2010
Martini difende il papa. Chi difende Martini?
Dove sta la notizia?
Chi lo conosce, chi lo ha ascoltato molte volte sa che non c'è stata omelia nella quale il Card. Martini non ha fatto pubblica professione di comunione con il papa, citando sempre il magistero di Giovanni Paolo Secondo, e poi, quando già non era titolare della cattedra di sant'Ambrogio non ha smesso di dare segni forti di comunione con l'attuale pontefice, Benedetto XVI.
Per alcuni, invece questa sarebbe una notizia, in particolare per il mio compaesano Sandro Magister che cosí comincia un recente post nella sua colonna "Settimo cielo":
Martini: chi accusa la Chiesa e il papa è un ipocrita
"Il cardinale Carlo Maria Martini ha rotto il suo sibillino silenzio sugli attacchi alla Chiesa a motivo della pedofilia con un’intervista al prossimo numero del mensile 30 giorni, diretto da Giulio Andreotti, che sarà in edicola il 15 aprile".
Davvero la distanza da Milano può distorcere tanto i punti di vista da arrivare a definire "sibilino" il silenzio di una persona da tempo ritirata dalla vita pubblica?
Che pena che si continui a costruire notizia sulla leggenda dell'alternativa tra Martini e il papa.
sabato 27 marzo 2010
Gianni Riotta intervista il Card. Martini sui nuovi media
"La verità vi farà liberi". Questa citazione del vangelo di Giovanni è lo spunto dell'interessantissima intervista sul tema dei nuovi mezzi di comunicazione.
Il cardinal Martini manifesta la sua simpatia per tutti i mezzi che possano favorire la comunicazione umana e risalta gli usi positivi di internet.
Afferma che gli usi sbagliati non tolgono l'importanza degli usi buoni.
Mons. Martini manifesta anche che le tecnologie digitali non sviliscono l'importanza dei libri, che restano necessari.
La riflessione tocca anche il passaggio dai mass-media ai personal-media, che è una sfida a trovare equilibrio tra il personalismo e la comunione.
Internet, dice il cardinale, è come una biblioteca grande: devo sapere ciò che voglio per non perdermi.
domenica 27 settembre 2009
Creare ponti tra Chiesa e scienza
Edizione del 27 settembre.
martedì 26 maggio 2009
Colloquio con don Verzè: divorziati, celibi e vescovi
In questo parte del dialogo si toccano tre problemi scottanti e attuali: la pastorale delle coppie in siutazione irregolare, il celibato del clero ed il metodo di nomina dei vescovi.
Sul primo tema cito il paragrafo essenziale: "Io mi sono rallegrato per la bontà con cui il Santo Padre ha tolto la scomunica ai quattro vescovi lefebvriani. Penso, però, con tanti altri, che ci sono moltissime persone nella Chiesa che soffrono perché si sentono emarginate e che bisognerebbe pensare anche a loro. E mi riferisco, in particolare, ai divorziati risposati. Non a tutti, perché non dobbiamo favorire la leggerezza e la superficialità, ma promuovere la fedeltà e la perseveranza".
Sull'obbligo del celibato per il clero: "È una questione delicatissima. Io credo che il celibato sia un grande valore, che rimarrà sempre nella Chiesa: è un grande segno evangelico. Non per questo è necessario imporlo a tutti, e già nelle chiese orientali cattoliche non viene chiesto a tutti i sacerdoti".
Infine: "L’elezione dei vescovi è sempre stato un problema difficile nella Chiesa. Nelle situazioni antiche in cui partecipava maggiormente il popolo, si verificavano litigi e molte divisioni. Oggi forse è stata portata troppo in alto loco ... Però l’attuale modo di eleggere i vescovi deve essere migliorato".
Fonte: Corriere della Sera
domenica 17 maggio 2009
Alla gioventù e alla Chiesa vorrei dire: abbiate coraggio!
A dire il vero, ciò che mi preoccupa è la mancanza di coraggio...Non mi pare che ai tempi della nostra infanzia e giovinezza fossimo così sensibilizzati alle ingiustizie come molti giovani del giorno d'oggi. Si adoperano per i senzatetto, per i bambini di strada, vanno in Sudamerica e in India per aiutare i più poveri. Questa disponibilità è straordinaria. E hanno anche meno paure nei confronti degli estranei, di altre religioni e Chiese. Queste constatazioni mi infondono grande speranza.
Eppure non sono del tutto soddisfatto. La mia generazione non ha potuto fare esperienze così importanti, forse l'hanno impedito o sostituito anche la guerra e la povertà. Molti di noi, però, hanno agito di conseguenza, hanno preso decisioni...
...Spesso mi viene da pensare a Gesù e al giovane ricco. Gesù l'ha considerato ideale per la sua cerchia di apostoli, ha cercato di conquistarlo e lo ha lodato. Ma il giovane ricco non ha saputo imboccare questo cammino e se n'è andato via triste...
...Alla gioventù e alla Chiesa vorrei dire questo: abbiate coraggio! Rischiate qualcosa! Rischiate la vostra vita. D'altro canto, chi dovrebbe mettere la sua vita su un piatto della bilancia, se non coloro che sono saldi in Dio!...
...La vita nel benessere apre ai giovani molte possibilità, più di quelle di cui disponeva la mia generazione. Più possibilità si prospettano, più le decisioni saranno difficili. Vorrei incoraggiare i ragazzi a scegliere e a non aspettare troppo a lungo. Chi non prende decisioni si lascia sfuggire la vita. Questo, al giorno d'oggi, è il pericolo più grande. In confronto, il rischio di prendere una decisione sbagliata che andrá corretta è decisamente inferiore.
Tratto da: Conversazioni notturne a Gerusalemme
martedì 17 marzo 2009
Conversando tra di noi, sulla scia delle “Conversazioni notturne a Gerusalemme” del Card. Martini
Milano, sabato 28 marzo 2009 sala Lazzati, via S.Antonio 5 (metrò Duomo)
Ore 9,15 Presentazione dell’incontro
ore 9,30 Tavola rotonda :
“Pensare in modo aperto: la prospettiva del libro di Martini”
Con Antonietta Cargnel, medico - Angelo Casati, presbitero - Mauro Castagnaro, giornalista - Rosanna Virgili, biblista - coordina Teresa Ciccolini, del Gruppo Promozione Donna
ore 11,15 pausa
ore 11,30 Interventi liberi
ore 13-14,15 intervallo
ore 14,15 Tavola rotonda:
“Costruire la cultura della relazione come ponte tra culture, generi e generazioni”
Con Giovanni Colombo, politico - Gianni Geraci, operatore culturale - Olfa Bach Baobab, mediatrice culturale - Rosangela Vegetti, giornalista - coordina Grazia Villa, presidente della Rosa Bianca
ore 16 pausa
ore 16,15 interventi liberi
ore 17,30 conclusioni
domenica 15 febbraio 2009
Gli auguri del card.Tettamanzi per gli 82 anni del card. Martini
viviamo il tuo ottantaduesimo compleanno come si celebra una ricorrenza di famiglia. E’ una esigenza del cuore, per me e per l’intera Diocesi, esprimere stima, gratitudine e molto affetto. Sono convinto che questo sentimento non sia solo della nostra Chiesa: molti uomini e donne delle nostre città, anche non credenti e di altre fedi, avvertono come un dovere questa riconoscenza e così si uniscono a noi.
“In una società senza padri – mi confidavi in occasione del corale sconcerto nei giorni della sua morte – Giovanni Paolo II era diventato in qualche modo il padre di tutti”. Anche noi ambrosiani nei tuoi confronti sentiamo vibrare qualcosa di questa paternità.
Una paternità luminosa, sicura e discreta, che ci ha insegnato ad aprire con venerazione ed amore il Libro delle Scritture, a riconoscervi le viscere di tenerezza di Dio, a custodire uno sguardo di speranza sull’uomo e sulla storia.
Una paternità che ci ha incamminato decisamente sulla via dell’ascolto e del dialogo – come scrivevi – per “imparare a leggere la città con occhio caritatevole, paziente, misericordioso, amico, propositivo e cordiale…, a riconoscere il bene che c’è nel cuore di tanta gente della città ed il bisogno di Dio che consciamente o inconsciamente sono in molti” (Lettera Alzati, va a Ninive la grande città!).
Il senso di riconoscenza e di paternità è per me del tutto singolare: dalle tue mani ho ricevuto il dono e la responsabilità dell’ordinazione episcopale e – poi – quel pastorale di San Carlo che, consegnando nelle mie mani, hai giustamente definito “pesante”. Devo confidarti, a distanza di anni, che mi sono state di grande aiuto, nel portarlo, la tua nascosta ed evangelica presenza, il senso di fiducia e piena libertà che mi hai lasciato, soprattutto quella preghiera di intercessione che hai innalzato dalla terra di Gesù e da Roma e ora da Gallarate continui ad assicurare per tutti noi. E’ un dono assai prezioso, un vero balsamo del cuore che ci riempie di consolazione e su cui desideriamo contare a lungo. Così come ci rallegrano la tua presenza in questa terra benedetta dei santi Ambrogio e Carlo e la testimonianza di fede e di saggezza che diffondi vivendo il dono del sacerdozio, della predicazione e della malattia.
Grazie Eminenza. Siamo in tanti a porgerti gli auguri.
A te che hai scelto Pro veritate adversa diligere, siano date in pienezza Gaudium et pax.
+ Dionigi card. Tettamanzi
Arcivescovo di Milano
(Articolo pubblicato sul Corriere della Sera del 14 febbraio 2009)